Accade così, che in un attimo superbia e smanie di grandezza scappino celando l'ineffabile realtà delle cose: la realtà che siamo fragili, che siamo mortali, e senz'ali per scappare al destino.
Accade così, in una frazione di secondo. Accade mentre stai guidando verso casa, e lungo strada una strana, sparuta e spaventata folla si raduna attorno a un'auto distrutta, schiantatasi contro il guard rail a protezione della strada stessa. Allora accosti rapidamente la vettura, comprendendo che se lo stato d'animo prima di aprire la portiera è di sola preoccupazione, poi il dolore potrebbe entrare nell'anima una volta messo il piede a terra.
Sembra passare un'eternità prima di arrivare sul luogo dell'incidente, anche se inconsapevolmente stai correndo. Pezzi di gomma sull'asfalto, poi vetri, poi plastiche, pezzi di carrozzeria. E sangue. Ma nell'auto già non c'è più nessuno, scosso il conducente piange a lato: e capisci che non stai guardando dalla parte giusta, perchè tutti sono affacciati al bordo della strada verso la scarpata a lato. Un passo, due, tre, e ti affacci. Una scia di pezzi conduce lo sguardo ad una moto distante oltre trenta metri. O almeno ciò che ne rimane.
Per un attimo, un attimo solo il cuore si ferma. Un corpo martoriato, massacrato, rovinato ed incastrato vicino ad un roveto.
L'ambulanza intanto è giunta, e scende rapidamente il personale per raggiungere il corpo.
L'esanime faccia non lascia dubbi, dissipati dall'eloquente cenno del capo dei sanitari.
E il tuo sguardo rimane lì, appiccicato e incollato come se null'altro esistesse, come se il tempo si dilatasse e continuassi a rivedere quell'inerme viso ogni dove, mentre tu rimani impotente ad osservare la fine di una vita, mentre da ogni dove sopraggiungono sirene, polizia, vigili del fuoco, e gente si ammassa tutto attorno, anche se non vedi nessuno.
Quando risali in auto, già sei diverso. Non è tanto per il battito accelerato, non è nemmeno per quel groppo in gola che continua a salire e scendere. E' perchè d'improvviso ti ricordi chi sei, e ti rendi conto di essere null'altro che un uomo.
Vita brevis breviter in brevi finietur.
E preghi per quella persona, chiunque sia stato, qualunque cosa abbia fatto, in una sorta di riconciliazione suprema tra tutti noi uomini nell'unico destino che ci accomuna tutti, nella fragilità che ci contraddistingue.
In un attimo, esplode la futilità di molte cose, e l'importanza attuale di altre viene moltiplicata: l'importanza di quelle cose che tieni davvero nel cuore, e che un significato importante hanno nella tua vita.
In un attimo, capisci chi sei, e dopo tanto smarrimento, ti ricordi chi volevi essere, e per cosa volevi combattere. Riprendi in mano vecchi sogni, apri il cassetto delle faccende in sospeso, ritrovi la chiave per aprire te stesso. Veloce, veloce, perchè ogni attimo ti martella in testa come un attimo sprecato, un attimo che potrebbe diventare decisivo.
Un attimo di gloria terrena, celebrato dalle altrui grida. Un attimo di amore incrociando gli occhi di chi ti è entrato nel cuore senza mai aver avuto il coraggio di rivelarlo. Un attimo di contemplazione, mentre la Natura dipinge il mondo che vedi attorno e su cui cammini.
Un attimo che vale una vita intera.
Perchè forse potrebbe essere l'ultimo, e proprio quell'incertezza lo rende magico, unico, eterno.

Ed ora che le sirene non ci sono più, e non c'è più gente, e non c'è più sangue, e non c'è strazio, ma solo quiete, ora dietro quel ciglio di strada rimane una tomba per le lucciole, un ricordo e un monito che illumina ciò che noi davvero siamo. E una preghiera: che ciò che siamo non venga mai sprecato dissenatamente.
Accade così, in una frazione di secondo. Accade mentre stai guidando verso casa, e lungo strada una strana, sparuta e spaventata folla si raduna attorno a un'auto distrutta, schiantatasi contro il guard rail a protezione della strada stessa. Allora accosti rapidamente la vettura, comprendendo che se lo stato d'animo prima di aprire la portiera è di sola preoccupazione, poi il dolore potrebbe entrare nell'anima una volta messo il piede a terra.
Sembra passare un'eternità prima di arrivare sul luogo dell'incidente, anche se inconsapevolmente stai correndo. Pezzi di gomma sull'asfalto, poi vetri, poi plastiche, pezzi di carrozzeria. E sangue. Ma nell'auto già non c'è più nessuno, scosso il conducente piange a lato: e capisci che non stai guardando dalla parte giusta, perchè tutti sono affacciati al bordo della strada verso la scarpata a lato. Un passo, due, tre, e ti affacci. Una scia di pezzi conduce lo sguardo ad una moto distante oltre trenta metri. O almeno ciò che ne rimane.
Per un attimo, un attimo solo il cuore si ferma. Un corpo martoriato, massacrato, rovinato ed incastrato vicino ad un roveto.L'ambulanza intanto è giunta, e scende rapidamente il personale per raggiungere il corpo.
L'esanime faccia non lascia dubbi, dissipati dall'eloquente cenno del capo dei sanitari.
E il tuo sguardo rimane lì, appiccicato e incollato come se null'altro esistesse, come se il tempo si dilatasse e continuassi a rivedere quell'inerme viso ogni dove, mentre tu rimani impotente ad osservare la fine di una vita, mentre da ogni dove sopraggiungono sirene, polizia, vigili del fuoco, e gente si ammassa tutto attorno, anche se non vedi nessuno.
Quando risali in auto, già sei diverso. Non è tanto per il battito accelerato, non è nemmeno per quel groppo in gola che continua a salire e scendere. E' perchè d'improvviso ti ricordi chi sei, e ti rendi conto di essere null'altro che un uomo.
Vita brevis breviter in brevi finietur.
E preghi per quella persona, chiunque sia stato, qualunque cosa abbia fatto, in una sorta di riconciliazione suprema tra tutti noi uomini nell'unico destino che ci accomuna tutti, nella fragilità che ci contraddistingue.
In un attimo, esplode la futilità di molte cose, e l'importanza attuale di altre viene moltiplicata: l'importanza di quelle cose che tieni davvero nel cuore, e che un significato importante hanno nella tua vita.
In un attimo, capisci chi sei, e dopo tanto smarrimento, ti ricordi chi volevi essere, e per cosa volevi combattere. Riprendi in mano vecchi sogni, apri il cassetto delle faccende in sospeso, ritrovi la chiave per aprire te stesso. Veloce, veloce, perchè ogni attimo ti martella in testa come un attimo sprecato, un attimo che potrebbe diventare decisivo.
Un attimo di gloria terrena, celebrato dalle altrui grida. Un attimo di amore incrociando gli occhi di chi ti è entrato nel cuore senza mai aver avuto il coraggio di rivelarlo. Un attimo di contemplazione, mentre la Natura dipinge il mondo che vedi attorno e su cui cammini.
Un attimo che vale una vita intera.
Perchè forse potrebbe essere l'ultimo, e proprio quell'incertezza lo rende magico, unico, eterno.






















