Qualcuno osa ancora chiamare l'Italia "stato sociale".
BALLE.
E' lo stato dei burocrati, degli ipocriti, lo stato delle cifre fatte apparire sui quotidiani nazionali, ma mai sui bilanci reali, lo stato degli spreconi, di chi getta soldi nel pantano costituito da uffici, controuffici, tecnici, periti, perizie e imperizie, in pagine e pagine e pagine e pagine di inchiostro.
Lo stato di chi dietro le apparenze, sotto le tende, ti lascia solo a risolverti i problemi.
Stato sociale, che gran balla.
Dopo quattro anni di amministrazione comunale, te ne rendi conto durante una giunta qualsiasi: acquisto libri, acquisto dvd, contributi vari, opere di manutenzione, ampliamento di un cimitero, lavori di ristrutt...aspetta un momento. 20mo punto all'ordine del giorno: "problematica sociale famiglie residenti".
Aspetti fremente che arrivi quel punto, ti interessa in modo urgente, impellente, non per del voyeurismo ma per capire.
Ci vuole più di un'ora, dopo che i minuti ticchettando lentamente in testa ti lasciavano l'idea di famiglie sull'orlo del baratro.
La realtà in fondo riesce ad essere peggiore della fantasia.

Emergono ombre a pochi passi da casa, attraverso quel viale, lungo quella strada, emergono angoscianti e strazianti fantasmi che raccontano storie fatte di malattie psichiche, di lugubri case che comunemente definiresti "tuguri", fatte di abbandoni di chi non dovrebbe esser lasciato solo e di violenze su chi non può difendersi. Sono storie legate alle maledizioni dell'alcool e delle droghe, storie di promiscuità e depravazione.
Storie che non sono gossip, che non è cronaca nera. Storie vere, di chi sta dietro la porta di casa tua, là dove non hai mai guardato o non hai mai voluto guardare.
Come quella donna consumata da un male che le rode la psiche, barricata in un tugurio senza lasciar entrare nessuno mentre ogni settimana dovrebbe essere sottoposta a controlli. "Responsabilità del Comune se accade qualcosa" replicano dall'ASL.
Come quella ragazza madre, che sopravvive con il proprio piccolo in una casa senza luce, senza gas che possa scaldarli nel freddo inverno alle porte, senza un lavoro per sfamarsi, senza nessuno disposto ad assumerla perchè è come assumerne due in un pacco unico. Quella ragazza a cui non puoi nemmeno dare un contributo per sopravvivere pena il rischio di creare un potenziale precedente che destabilizzerebbe le casse comunali. E inizi a pregare che vi sia una soluzione, sperando di non ritrovarti per le strade qualcun altro a delinquere.
O quell'altra ragazzina lasciata incinta, sbattuta fuori casa dal padre alcolizzato, che vive in promiscuità con una coppia di marocchini mentre il padre del bambino ancora non si sa chi è.
E intanto gli assistenti sociali bussano alla porta. Chiedono l'affido. Ma cosa significa in Italia l'affido? Lasciamo perdere lo straziante e tremendo dolore a cui i famigliari sono sottoposti.
Significa soldi, molti soldi. Per la precisione 80€ al giorno, da sottrarre alle casse comunali. Già perchè non c'è un fondo nazionale, non c'è Stato che tenga. Qui paga in toto il Comune, per 18 anni. Una cifra vertiginosa a carico dei contribuenti. E quei soldi, ora, non ci sono.
Allora iniziano a torcertisi le budella dalla rabbia.
Senti parlare di risanamento dei conti pubblici fatto sulla pelle dei cittadini, mentre le auto blu a Roma vengono utilizzate anche per andare a farsi la pedicure, mentre in Regione se l'auto non è almeno una Mercedes di cilindrata 2700cc non se ne parla nemmeno, mentre in Comune ci si ammazza davanti a un bilancio per capire come evitare di farlo diventare più in rosso di quanto non sia già.
Senti parlare di taglio di ICI, così da lasciare i Comuni in mutande: ma guarda caso si scarica la responsabilità sugli amministratori comunali.
Senti parlare di un mucchio di stronzate propagandistiche.
Solo una cosa non senti: un'idea che ti dica come tirare via dall'indigenza e dalla solitudine una povera anima. Qualcuno che trovi il modo di far sì che da quell'orrore non nascano i delinquenti del domani.
Qualcuno che ti dia la possibilità di aiutare.
Sembra facile vero? Non più. Pressati da una legislazione assurda, ci troviamo rinchiusi nella paura di offrire a qualcuno una mano perchè ci si potrebbe ritorcere contro. Schiavi della società delle carte bollate, siamo diventati i maestri dello scarica barile: perchè prendersi responsabilità per qualcosa o qualcuno?
In pochi secondi, un vortice di pensieri che ti sconvolge la mente.
Ti ritrovi come in un grande acquario, mentre da dietro vetrate a prova d'urto osservi un'altra vita. La guardi. La studi. La compatisci. Ne soffri.
Dopo un pò te ne vai. Se ne occuperà qualcun altro.
Uscendo dall'acquario ti volti. Campeggia una scritta all'ingresso: "Benvenuti nello Stato Sociale".
Uno stato, dietro le apparenze, dietro le dichiarazioni, dietro la tenda degli inganni, socialmente inutile.
BALLE.
E' lo stato dei burocrati, degli ipocriti, lo stato delle cifre fatte apparire sui quotidiani nazionali, ma mai sui bilanci reali, lo stato degli spreconi, di chi getta soldi nel pantano costituito da uffici, controuffici, tecnici, periti, perizie e imperizie, in pagine e pagine e pagine e pagine di inchiostro.
Lo stato di chi dietro le apparenze, sotto le tende, ti lascia solo a risolverti i problemi.
Stato sociale, che gran balla.
Dopo quattro anni di amministrazione comunale, te ne rendi conto durante una giunta qualsiasi: acquisto libri, acquisto dvd, contributi vari, opere di manutenzione, ampliamento di un cimitero, lavori di ristrutt...aspetta un momento. 20mo punto all'ordine del giorno: "problematica sociale famiglie residenti".
Aspetti fremente che arrivi quel punto, ti interessa in modo urgente, impellente, non per del voyeurismo ma per capire.
Ci vuole più di un'ora, dopo che i minuti ticchettando lentamente in testa ti lasciavano l'idea di famiglie sull'orlo del baratro.
La realtà in fondo riesce ad essere peggiore della fantasia.

Storie che non sono gossip, che non è cronaca nera. Storie vere, di chi sta dietro la porta di casa tua, là dove non hai mai guardato o non hai mai voluto guardare.
Come quella donna consumata da un male che le rode la psiche, barricata in un tugurio senza lasciar entrare nessuno mentre ogni settimana dovrebbe essere sottoposta a controlli. "Responsabilità del Comune se accade qualcosa" replicano dall'ASL.
Come quella ragazza madre, che sopravvive con il proprio piccolo in una casa senza luce, senza gas che possa scaldarli nel freddo inverno alle porte, senza un lavoro per sfamarsi, senza nessuno disposto ad assumerla perchè è come assumerne due in un pacco unico. Quella ragazza a cui non puoi nemmeno dare un contributo per sopravvivere pena il rischio di creare un potenziale precedente che destabilizzerebbe le casse comunali. E inizi a pregare che vi sia una soluzione, sperando di non ritrovarti per le strade qualcun altro a delinquere.
O quell'altra ragazzina lasciata incinta, sbattuta fuori casa dal padre alcolizzato, che vive in promiscuità con una coppia di marocchini mentre il padre del bambino ancora non si sa chi è.
E intanto gli assistenti sociali bussano alla porta. Chiedono l'affido. Ma cosa significa in Italia l'affido? Lasciamo perdere lo straziante e tremendo dolore a cui i famigliari sono sottoposti.
Significa soldi, molti soldi. Per la precisione 80€ al giorno, da sottrarre alle casse comunali. Già perchè non c'è un fondo nazionale, non c'è Stato che tenga. Qui paga in toto il Comune, per 18 anni. Una cifra vertiginosa a carico dei contribuenti. E quei soldi, ora, non ci sono.
Allora iniziano a torcertisi le budella dalla rabbia.
Senti parlare di risanamento dei conti pubblici fatto sulla pelle dei cittadini, mentre le auto blu a Roma vengono utilizzate anche per andare a farsi la pedicure, mentre in Regione se l'auto non è almeno una Mercedes di cilindrata 2700cc non se ne parla nemmeno, mentre in Comune ci si ammazza davanti a un bilancio per capire come evitare di farlo diventare più in rosso di quanto non sia già.
Senti parlare di taglio di ICI, così da lasciare i Comuni in mutande: ma guarda caso si scarica la responsabilità sugli amministratori comunali.
Senti parlare di un mucchio di stronzate propagandistiche.
Solo una cosa non senti: un'idea che ti dica come tirare via dall'indigenza e dalla solitudine una povera anima. Qualcuno che trovi il modo di far sì che da quell'orrore non nascano i delinquenti del domani.
Qualcuno che ti dia la possibilità di aiutare.
Sembra facile vero? Non più. Pressati da una legislazione assurda, ci troviamo rinchiusi nella paura di offrire a qualcuno una mano perchè ci si potrebbe ritorcere contro. Schiavi della società delle carte bollate, siamo diventati i maestri dello scarica barile: perchè prendersi responsabilità per qualcosa o qualcuno?
In pochi secondi, un vortice di pensieri che ti sconvolge la mente.
Ti ritrovi come in un grande acquario, mentre da dietro vetrate a prova d'urto osservi un'altra vita. La guardi. La studi. La compatisci. Ne soffri.Dopo un pò te ne vai. Se ne occuperà qualcun altro.
Uscendo dall'acquario ti volti. Campeggia una scritta all'ingresso: "Benvenuti nello Stato Sociale".
Uno stato, dietro le apparenze, dietro le dichiarazioni, dietro la tenda degli inganni, socialmente inutile.





















