sabato, 12 aprile 2008
Io sono QUI
“It's not what you look at that matters, it's what you see.”
Henry David Thoreau
 
 
Si usa dire che questa sia la società dell'informazione: la conoscenza che assume un valore economico, il rapporto interpersonale, la comunicazione, diventa una risorsa strategica. Esistono persino servizi di intermediazione, come l’information brokering che si occupano di inscatolare e impacchettare l’informazione stessa: in base alle richieste del cliente viene effettuata una selezione dei dati ritenuti adatti e significativi a soddisfare le richieste. Come un sarto che taglia un vestito su commissione, come un pittore crea un ritratto del proprio committente.
Come se scartando un uovo di Pasqua decidessi la sorpresa: in quel momento la sorpresa non esiste più. Perdi l’arte. Perdi l’estro. Perdi il messaggio, e ti resta solo rumore, resta solo informazione cattiva, sviata, sottomessa, e piegata verso qualcuno o qualcosa.
E come per la Torre di Babele il rumore s’è fatto confusione, una confusione che ormai non ti incuriosisce più, non ti intriga, ne ti acchiappa, ma ti vince, ti sconfigge, ti annienta e ti annulla. L’informazione si fa usa e getta, e ti scivola via come una saponetta: troppo veloce per essere sentita, troppo stringata per essere capita.

Milioni di sms, email, poi chat, blog e l’illusione di riempire quel vuoto che hai dentro ad ogni occasione.
 
Ma con cosa lo riempi il vuoto? Chi li riempie quegli spazi tra me e te? Chi, se tra me e te c’è solo confusione? Chi, se tra me e te c’è chi decide quello che devi pensare? Chi, se tra me e te c’è un muro che non ha pareti, e non ha forma, e non ha sostanza, ma ci tiene lontani in ogni istante?
 
Chi, se comunichiamo ma non ci capiamo, e ci guardiamo ma non ci vediamo veramente perché tu come me selezioni solo l’informazione che ti interessa, e perdi quello che conta davvero?
 
Chi, se non ci ascoltiamo, e ci parliamo addosso di continuo?

Siamo come degli assetati in un deserto di parole, abbiamo un bisogno così disperato di comunicare con gli altri, di riempire quel vuoto che ci attanaglia che ci dimentichiamo dell’altro, e perdiamo completamente di vista il rapporto tra me e te.
 
Siamo come due amanti separati da un destino che ci siamo cuciti addosso.
 
E assurdamente non facciamo altro che ispessire quel muro che giorno dopo giorno ci separa sempre più. Diventiamo più duri, più freddi, con la speranza di diventare più forti smettendo di bussare ad una porta che, forse, non si aprirà mai.
Diventiamo più soli, sperando di andare avanti con le nostre forze, vivendo in un tempo che è il nostro, ma che mal ci accompagna e non ci appartiene.
 
E’ quasi come se avessimo smarrito l’innocenza, come se avessimo perso i ricordi costruiti assieme, abbandonati nella confusione che imperversa tra me e te.
Quell’innocenza quando ascoltavi in estasi storie che raccontavano di persone che lasciavano le proprie avventure, i propri ricordi, le proprie speranze all’interno di una bottiglia, e che venivano lette dopo chissà quanto tempo, in chissà quale altro luogo. Eppure capivi la cosa fondamentale che ora non vedi più: che anche se così lontani, lontani, incredibilmente lontani, i sentimenti possono andare oltre il tempo e lo spazio.
E no, non conta quanto parli, non conta la velocità a cui scrivi.
Conta solo quello che ci unisce, me e te.
Contano cose che non confesseresti perché ora ti sembrerebbero sciocche: eppure ti accorgi che ciò che conta davvero sono le nuvole, o la pioggia fredda d’estate, o l’odore del vento d’autunno, o il suono della pioggia che batte sull’ombrello, o la terra tenera di primavera, o il senso di sicurezza che ti dà di entrare la sera in un supermercato illuminato, e ancora l’aria fresca uscendo da scuola, l’odore polveroso del cancellino, il rombo di camion lontani nella notte.
Magari l’odore dell’asfalto dopo la pioggia.
 
Quelle cose che ci uniscono, me e te, quelle cose che vorresti vivere non da solo, ma assieme.
 
Quel pensiero che ci unisce al di là del tempo e dello spazio: io sono qui, qui con te.


PippoSan alle ore 20:26 | de amore, vide cor meum
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