"La prima chemio è stata davvero brutta", sussurri quasi fosse una cosa lontana.
Pensavo fosse solo una chiaccherata. "Che ci fai qui, Lidia?!" continuo a chiedermi, pur sapendo la risposta. Sento il cuore che pulsa nelle tempie, un brivido che non avevo ancora provato. "Che ci fai qui Lidia?!?! Ti prego!!!".
Pensavo fosse solo una chiaccherata.
Luglio compiva il suo ultimo giorno, e come ogni tanto capita, accadde che ci incontrassimo per strada, e come sempre quando succede ne approfittassimo per fare quattro chiacchere.
Forse per nostalgia, forse perchè quando vivi un legame con qualcuno, e poi la tua strada si separa dalla sua, quel legame non cessa di esistere ma si indebolisce e rimane latente nelle pieghe dell'anima.
Forse perchè prima di essere amanti siamo stati amici, e l'amicizia non la compri al supermercato e non la rivendi all'asta su eBay.
Forse perchè anche se ci siamo lasciati, mi hai detto che ancora mi ami.
Devo dirti la verità, ultimamente avevo paura a parlare con te. Anche se non potevo amarti come avresti voluto, non potevo certo ignorarti. Ed ho sempre avuto paura di ferirti. Ed ho sempre avuto paura di farti soffrire ancora, come quando ti ho detto "Cerchiamo tutti ciò che non possiamo raggiungere, vero? Per lo meno i sogni sono gratuiti".
Sei scappata piangendo quella volta, ma forse un cazzotto in bocca non mi avrebbe fatto male.
"No aspetta Lidia! Ciò che voglio dire è che i nostri sogni sono importanti, ma, vedi, il fatto è che dobbiamo convivere con ciò che abbiamo...intendo dire che devi vivere la tua vita, non basarla tutta sui tuoi sogni...la vita è straordinaria proprio perchè non va mai nel verso che ti aspetteresti, men che meno in quello sognato".
Ecco appunto, bravo Filippo, questo si che la consolerà.E' il dilemma di innamorarsi di chi i sentimenti li sa scrivere, ma, evidentemente, non li sa affatto vivere...e chissà quanto male ho causato prima di rendermene conto...
...perchè quando me ne sono reso conto è come se tutto si fosse fermato.
Quel giorno, l'ultimo giorno di Luglio.
Mi sei subito apparsa triste, rassegnata. Adesso direi vuota.
"Oh su cos'è questo atteggiamento da emo? Sei così...melodrammatica ecco!"
"No Filippo non è che sia melodrammatica...", e la tua voce era distante, "è solo che non è proprio il periodo migliore della mia vita".
"Sai dovresti provare ad essere più positiva...basta pensare a tutte quelle persone che soffrono più di te, non dovresti mai dimenticarlo..." ed a quel punto girasti la testa, forse per soffocare le lacrime...perchè me ne accorgo solo adesso?
"...quelle persone vivono ogni giorno come se fosse il loro ultimo" continuai.
Ti voltasti di scatto, gli occhi arrossati, la voce spezzata.
"Tu, come fai a giudicarmi? Tu non sai quanto possa soffrire, e magari ci sarà pure chi soffrirà più di me, e spero che Dio li aiuti, ma io ho il mio dolore e non è facile, ne per me ne per la mia famiglia".
Iniziasti a singhiozzare.
"Sai? Tutto questo tempo ti ho sempre aspettato convinta che ci fosse qualcosa di strano che ti spingeva a parlare con me. Ma due settimane fa, o quand'era quella volta che abbiamo parlato, ho capito non ti eri nemmeno reso conto di quanto forte e puro fosse ciò che provavo per te...non ho dimenticato i bei tempi e tutto...", e il singhiozzo si fece pianto.
"e ieri avrei voluto parlare con te, e dirti che sono disperata, e dirti che ho paura che la vita sia più di quel Dior che tanto ami...e ho paura di dirti che sono malata! Ho questa stupida malattia e so che non è un tuo problema, ma...sono solo impaurita e arrabbiata scusami non era questo...".
Continuavi a piangere.
Mi chiedo dove guardassi in quel momento. Ero così fottutamente convinto che fossi solo un po' depressa, e la malinconia ti avesse sopraffatto. Volevo aiutarti a dimenticarmi forse, ma più probabilmente il mio egoismo voleva che tu la smettessi di continuare a ripetermi questa storia che mi amavi ancora.
E così ti dissi un po' annoiato:"Ma tu mi credi stupido o cieco? Certamente ho visto quel che provi per me, ma devi capire che non viviamo nei sogni te l'ho già detto, è ora di aprire gli occhi. Mi spiace di saperti malata, non lo sapevo e mi scuso ma il tuo atteggiamento non ti sta aiutando. La vita fa paura, fottutamente paura, ma è piena di sorprese e..."
...e tutto per me si fermò.
"CHE CAZZO DICI? PIENA DI SORPRESE SI, COME LA LEUCEMIA!".
Cercavi di rifiatare, mentre io rimasi come paralizzato.
"Senti è stata una cattiva idea parlare con te, mi spiace mi sento una stupida, volevo solo che sapessi quanto ti ho amato Filippo. E che in fondo ti ammiro..."
Come se tutta una vita si fermasse.
Come se Mike Tyson ti tirasse un gancio con tutta la sua forza dritto in faccia, e la tua mascella si distruggesse nel giro di un istante, nel rumore di ossicini che si sbriciolano.
Io che ero così convinto di saper guardare dentro le persone, così incapace da vedere quel treno espresso che mi stava arrivando dritto in faccia.
Da allora ho cercato di starti più vicino, pensavo di regalarti un po' della mia forza, un po' del mio coraggio, pensavo di regalarti un po' di sorrisi. La cosa buffa, è che tu li hai regalati a me.
Alternavi il pianto al riso, lo scoramento alla fierezza. Ed io non sapevo mai che dire e tu l'unica cosa che mi chiedevi era "Ti prego, dimmi che t'importa di me, dimmi una stronzata ma ti prego dimmelo".
Era facile mentire, ma volevo che capissi il mio amore di amico e non di amante: non potevo mentirti, non te lo meritavi Lidia.
Uno forse dei pochi sentimenti veri della mia vita:"Ma certo che mi importa di te! E non è una bugia...perchè l'amicizia non è qualcosa che dai e prendi così facilmente. Sono sempre con te nelle mie preghiere".
In questo periodo sei stata un'ispirazione: anche piangendo non sei mai stata davvero rassegnata, hai sempre cercato di scherzare, ed hai sempre trovato modo di sognare: ti sei appassionata così tanto al tae kwon do che vorresti partecipare a Londra 2012.
E' come se fossi diventata non destinataria di una preghiera, ma la preghiera stessa: vivi la tua vita al massimo, vola in alto, sogna più che puoi!
Ed ora sei su quel lettino d'ospedale.
"Che ci fai qui, Lidia?".
Non riesco nemmeno a immaginarti, tu proprio tu, a soli 19 anni, in quelle condizioni.

Solo il pensiero fa male. Solo l'idea è un coltello dalla lama affilata.
Lidia voglio provare a diventare una persona migliore. Voglio farlo davvero. E anche se tu diresti "fallo per te stesso, non per me", è per te che voglio farlo.
Passare del tempo con te, starti accanto, è stata un'ispirazione, è stata una guida.
Voglio che tu veda che sono diventato una persona migliore Lidia.
Per questo tu sopravviverai.
Voglio che tu sopravviva.
Devi sopravvivere, Lidia, devi sopravvivere





















