giovedì, 02 ottobre 2008
One Last Farewell (ad memoriam)

in memoria

Ciao Simone,

sono passati diversi anni dall’ultima volta che ci siamo incontrati, visti e parlati, ed ora mi chiedo cosa potrei dire ad un amico che non vedo da tanto tempo.
Mi chiedo quanto può essere cambiato, quanto il suo fisico e quanto il suo comportamento. Mi chiedo cosa possa aver fatto in tutti questi anni. Mi chiedo così tante cose che probabilmente finirei per non chiedere più nulla.

Sai, succede sempre così: finiamo tutti per essere così tanto, troppo, dimentichi nelle nostre cose che tutto il resto sparisce.

Anche se forse è perchè non abbiamo mai avuto uno stretto rapporto, forse perché le nostre strade andavano in direzioni troppo lontane per rincontrarsi. Ed ora non so nemmeno il motivo per cui ti sto scrivendo.

Dio del cielo,
Signore delle cime,
un nostro amico
hai chiesto
alla montagna.

Forse proprio perché ho la sensazione di aver perso un’altra occasione.

A Siror fa freddo, e piove. Le cime delle montagne sono sporcate da un cupo strato di nubi, e sembrano quasi rattristate per aver perso un loro amico. Ci sono un sacco di persone Simone, davvero molte. Alcuni piangono sotto gli ombrelli, od un paio di occhiali da sole. Ad altri scendono lacrime che si confondono con la pioggia, gocce che sporcano di mascara il viso delle ragazze, e gonfiano gli occhi dei ragazzi. Altri ancora pregano silenziosi, o sono passati per un saluto.

Per salutare te, Simone.

Arrivo ora che te ne sei già andato.
Arrivo ora che non puoi più rispondere.
Arrivo ora, in ritardo come sempre, ora che non ci sono seconde possibilità, e non ci sono più scuse a riparare.

Ma Ti preghiamo:
Su nel paradiso,
lascialo andare
per le tue montagne.

Piove, e sotto il mio ombrello ci sono Sara ed Enrica. Al mio fianco invece Paola, e Debora e Cinzia. Vedi Simone, non riesco a non distrarmi. Continuo a pensare chi fosse quel ragazzo che faceva alpinismo e studiava a Trento e...chissà quante altre cose che non conosco, e forse non conoscerò mai. Continuo a pensare che persona fossi divenuto, e nel farlo, la fantasia galoppa tra le gente, e le case, e le strade, tra la pioggia e il freddo, le auto e gli ombrelli.

Mi tocca ad un braccio Paola, ed è come se mi svegliassi da un sogno senza sonno. “Ti ricordi quando ha firmato il tuo libretto scolastico? Si era firmato AMICO!”.

E d’un tratto eccoti là: riecco il Simone che conoscevo, quell’adorabile, occhialuto e insostituibile…beh cazzaro!

Te la ricordi anche tu l’esilarante vicenda del libretto? Non poteva che finire con il supremo cazziatone del preside, condito da una fragorosa risata.

Laggiù ci sono anche Samantha ed Anna. Ti ricordi Simone il modo in cui la chiamavi? E la sua reazione: divertentissima! Poi guarda c’è Priscilla, e Valeria, guarda laggiù ci sono Emanuele ed Andrea. Ci sono pure quei due testoni di Ezio e Giulio lì da qualche parte…per un momento sembra di tornare compagni tra banchi, sedie, lavagna, gesso, ricreazione: compagni di liceo. Più vecchi, con vestiti diversi, con vite diverse. Ma con gli stessi occhi e lo stesso sorriso.

Mancano solo i tuoi occhi Simone. Manca solo il tuo sorriso, chiuso in una bara di legno massello.

Santa Maria,
Signora della neve,
copri col bianco,
soffice mantello
il nostro amico,
il nostro fratello.

Lo sapevi Simone? Era il primo giorno d’autunno, domenica. Autunno, la stagione delle foglie morte. Autunno la stagione dipinta da Ungaretti in “Soldati”: foglie fragili, secche, in attesa di cosa le farà cadere.

Era il primo giorno d’autunno in Svizzera. Stavi scalando il Monte Cervino quando sei scivolato. Quando sei caduto. Ed hai volato, come una piccola ed indifesa foglia in autunno, un ultimo infinito volo.  

Simone, forse ora so perché ti sto scrivendo, forse ora so perché ho salito quella scalinata verso la chiesa, ed ho visto la tua bara portata dal fondo, mentre nell’aria si alzavano le note del “Signore delle Cime” di Bepi de Marzi.
L'ho fatto per augurarti buon viaggio.
L'ho fatto per pregare tu possa riposare in pace.

Semplicemente.

E da lassù, oltre ogni monte, più in alto di ogni cosa vivente, se solo guarderai verso il basso potrai vedere la mia mano che si agiterà salutandoti.

Su nel paradiso,
lascialo andare
per le tue montagne.


Ciao Simone!

P.S. Stairway to Heaven me l'hai fatta conoscere tu Simone, ricordo ancora il cd ascoltato in fretta in Campogiorgio...
Pensare che al tempo mi sfottevi per i miei gusti musicali!
Non potevo dirti addio, un ultimo addio, se non con questa canzone...


in blu grassetto le parole della canzone "Signore delle Cime" di Bepi de Marzi

PippoSan alle ore 02:03 |
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