domenica, 14 dicembre 2008
The Name of Life
dedicato a Lei


Non permettere mai che qualcuno venga da te e vada via senza essere migliore e più contento.

Madre Teresa di Calcutta

Forse per malinconia, o forse semplicemente perchè per mia natura così sono portato a fare, ma tante, magari troppe volte ho gettato i miei occhi ad indagare la vita, a carpirne le strane vie, i sensi fin troppo nascosti e celati.
Ho sempre pensato che arrivando ad osservare la vita per ciò che realmente essa è, potessi anche solo un po' difendermi da essa. Anche solo trovare un misero, piccolo riparo capace di nascondere dalle insidie che la vita offre.
Lo pensavo, lo credevo.
La verità è che lo speravo.


Perchè la verità è che non arrivi mai a conoscere il nome della vita.

Il potere che hanno i nomi è una strana coincidenza che accomuna tutte le culture, siano esse indoeuropee, asiatiche, africane. Ovunque si narra almeno di una fiaba o di un mito in cui un personaggio riesce a salvarsi tenendo nascosto il proprio nome, evitando in tal modo che venga posto su di lui un controllo.
Chi non ricorda per esempio Ulisse, che nasconde il proprio nome a Polifemo dicendo di chiamarsi "Nessuno"?

E in fondo lo intuisci da solo il potere che ha un nome: dare un nome a qualcuno o a qualcosa ne plasma l'identità, definisce il senso di una forma. Anche la nostra propria: saremmo spersi senza nome, incapaci di comunicare, incapaci di riconoscerci.

Sbandati. Come lo siamo di fronte alla vita.
E quando quel nome lo intravedi, cambia tutto.


Oggi so che Lidia non compirà 21 anni.
Non potrà partecipare alle Olimpiadi di Tae Kwon Do.
Non potrà avere una famiglia tutta sua.
Non potrà avere figli.
Non potrà aprire quel ristorante che sognava.
Non rivedrà più la sua città natale. E non vedrà più le facce amiche nella sua nazione.
Oggi so che Lidia non vedrà la fine dell'anno. Forse potrà vedere l'ultima gioia del Natale se sarà ancora lucida a sufficienza.

Non lo avevo ancora capito ma quando mi aveva comunicato della sua malattia avevo appena intravisto il nome della vita, con tutta la sua feroce brutalità.

Mesi passati alzandomi ogni mattina sempre più stanco, quasi che a dormire non ci fossi mai veramente andato.
Mesi passati castigandomi, convinto di averla fatta soffrire per il mio egoismo.

Quando poi Lidia mi ha detto che la malattia aveva vinto su di lei, ho avuto paura. Ho avuto paura forse come non mai: perchè mi sono accorto di aver rivisto il nome della vita. Ancora.

La paura di aver perso qualcosa che non puoi più sostituire. La paura di guardarti ogni giorno nello specchio, vedendoti senza un brandello d'anima.
La paura nel vedere la calma, la rassegnazione, e l'amore nelle parole di chi la vita la sta salutando.
La paura del mistero nascosto nel domani, di crescere, di accettare, la paura della solitudine e dell'indifferenza.

Ecco perchè crei il vuoto tutto attorno.
Ecco perchè quando rientri a casa lo fai il più lentamente possibile.
Ecco perchè ti nascondi dietro facce che non ti appartengono.

Per non sentire più.
Per non soffrire più.


E' come se avessi passato tempo trattenendo il respiro sotto l'acqua ghiacciata.
E' come se...
...come se...
...fossi solo in questo mondo.

Poi d'un tratto torni a respirare. Torni a sentire il vento che ti carezza le guance arrossate. Ed una canzone, che fluisce attorno alle cose, e ti scalda il cuore.
Due occhi che ti sorridono luminosi guardandoti. Uno sguardo che si colora ascoltandoti.
Una canzone. Ti ricorda che il nero non esiste, se non con il bianco suo contrario, che il dolore non esiste, se non viene oscurato dall'amore.

D'un tratto qualcuno che ti aggiusta, e ti ricucisce un poco dell'anima.
Qualcuno che ti ascolta incantato.
Qualcuno che ti ricorda che il nome della vita lo puoi scoprire non da solo, ma assieme.
Qualcuno che ti ricorderà un giorno d'estate, per sempre scolpito dentro di te
.

PippoSan alle ore 22:10 | de vita, de amore, vide cor meum
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