domenica, 22 febbraio 2009
A New Beginning
Inizio a chiedermi quali siano i criteri con cui definire “buona” una persona. In particolare se quella persona sono proprio io.

Ho sempre creduto in un certo insieme di valori la cui conseguente applicazione nella vita quotidiana avrebbe dovuto portare a “salvare” il mio mondo.

Ho sempre creduto nel merito, più forte dell’età anagrafica, più vivace di una semplice esperienza, convinto che fosse impossibile nasconderlo troppo a lungo da parte di chi detiene il potere. La mia esperienza in politica, mi ha insegnato che a nessuno interessa darti una possibilità di diventare ciò che sei. Conta solo ciò che fai, anche se possibilità per fare non hai. Anche se potresti fare molto di più se qualcuno te lo concedesse. Molto di più.

Ho sempre creduto nell’onestà, convinto che una bugia non resti impunita per molto, convinto che tramite essa si possano mantenere i legami con l’altro anche in situazioni difficili. L’esser stato onesto nel caso di Lidia tuttavia mi ha portato solo a mesi di rimorsi.

Ho sempre creduto nell’autodeterminismo, ho sempre pensato che l’uomo potesse realizzare i propri sogni con tenacia, costanza e volontà ed un pizzico di buona sorte. La malattia di Lidia, averla accanto ogni giorno, mi ha insegnato che forse è meglio non sognare affatto piuttosto che vedere quei sogni infrangersi su un lettino d’ospedale. Per colpe mai commesse.

Ho sempre creduto che la sofferenza fosse solo un istante capace di portarci a vette più alte, renderci degni di apprezzare la vita ed ogni cosa che la caratterizza. Ma quello che ora vedo nelle strade, nella gente, tra le cose, quello che capisco è che l’essere felici si tratta di un attimo che fugge nella più misera sofferenza.

Lidia oggi non cammina più su questa terra. L’ultima volta che la vidi ricordo le dissi, cercando di farla sorridere, “già ti immagino a fare tae kwon do con gli angeli in Paradiso! cerca di non malmenarli troppo mi raccomando!”.
Sono passate oltre due settimane dalla sua dipartita: ogni giorno che passava, Lidia si spegneva sempre più, come una candela accesa va consumandosi, lentamente, sempre più lontana, sempre più distante.

Le sue ultime parole sono state all’incirca: “Di a tutti che la farfalla sta ormai volando e che siano felici, non voglio facce tristi. Di loro di aiutare, digli di non dimenticarlo, e in un qualche modo io sarò ancora viva”.

Io le ho promesso sarei diventato una persona migliore, le ho promesso sarei stato forte, le ho promesso che avrei lottato per i miei sogni e per rendere il mondo un posto com’era nei suoi pensieri: meraviglioso, dipinto letteralmente a tinte pastello. Ma da quando non c’è più, la verità è che ho paura della notte, perché ripenso a lei, mi sveglio di soprassalto in preda a terribili incubi, ed in ogni momento, ogni giorno mi capita di ripensare a lei, sotto la doccia, mentre studio, a lavoro, mentre cucino, persino mentre ballo… Per questo ultimamente ho cercato di riempirmi di impegni durante il giorno, per questo ho partecipato a qualsiasi festa durante la notte. Per non pensare. Per sperare di perdonarmi per non aver potuto far nulla, per non aver fatto nulla per lei. Per soffocare un rimorso che dura da troppo tempo.

La verità è che mi sono perso.
La verità è che vorrei solo vedere il mondo andare in fiamme.
La verità è che sono diventato tutto ciò che le avevo promesso non sarei stato.
La verità è che sto cercando di scappare, senza aver ancora ben compreso da cosa o da chi. Forse proprio da me stesso. Ma più passano i giorni, più mi accorgo di sentirmi infelice, distaccato, vuoto. Perché da se stessi non si può scappare, non si può scappare dalla vita e non si può scappare dalle proprie promesse.

E’ tempo di perdonare.
E’ tempo di ricominciare una nuova vita.
E’ tempo di ritornare a vivere, anche se questo significa farlo senza più un pezzo della propria anima.
E’ tempo di ritornare a vivere, perché per vivere davvero il tempo è poco.
E’ tempo di ritornare a vivere, vivere davvero, e riaprire il proprio cuore.

Perché anche se forse questo mondo chiede solo di essere distrutto, anche se dovrò consumarmi nel farlo, non voglio smettere di lottare per migliorare quello che è anche il mio mondo.

Essere “buoni” è tutto ciò che il mondo non chiede. Ma è proprio ciò di cui il mondo ha bisogno, ed è ciò che proverò ad essere.

E so che da lassù Lidia mi guarderà, e mi aiuterà.


PippoSan alle ore 20:42 | vide cor meum
permalink | commenti (3) | commenti (3) (popup)

divisore