Raramente sono riuscito a trovarmi in anticipo ad un appuntamento in tutta la mia vita, specie se l'appuntamento è con un treno.
Caso ha voluto che proprio durante questo rilassante momento estivo, sia giunto alla stazione di Padova con un abbondante anticipo, tale da permettermi di notare particolari su cui la mia attenzione non si sarebbe mai fermata se avessi dovuto freneticamente acciuffare un treno al volo.
L'atrio è sempre il solito via vai confusionario: facce sudate che sbuffano trascinando dietro di se un trolley consunto, persone in fila alla biglietteria che guardano annoiate l'orologio, sguardi curiosi tra i giornali dell'edicola, e su tutto quell'incessante, immancabile, noioso brusio che non ha sorgente, e che tuttavia proviene da ogni dove.
Quell'antipatica litania a cui le orecchie di un cittadino non fanno ormai più caso, e che annebbia i sensi di chi abituato non è.
Scendo le scale che portano al sottopasso verso i binari e vengo accostato da uno di quei ragazzi dall'aspetto tutt'altro che accattivante, occhi spenti e parole vagamente biascicate in bocca che inscena un teatrino visto ormai mille e mille volte: "Ciao scusa...mi hanno rubato tutto...hai qualche soldo così mi pago il biglietto per..."
...non ricordo nemmeno per dove, perchè dopo la prima occhiata indifferente che gli ho dato ho semplicemente proseguito il mio cammino verso l'ultimo binario distratto da miei altri pensieri, ignorando il fatto che per alcuni passi mi abbia seguito con la mano tesa.
Caso ha voluto che proprio durante questo rilassante momento estivo, sia giunto alla stazione di Padova con un abbondante anticipo, tale da permettermi di notare particolari su cui la mia attenzione non si sarebbe mai fermata se avessi dovuto freneticamente acciuffare un treno al volo.
L'atrio è sempre il solito via vai confusionario: facce sudate che sbuffano trascinando dietro di se un trolley consunto, persone in fila alla biglietteria che guardano annoiate l'orologio, sguardi curiosi tra i giornali dell'edicola, e su tutto quell'incessante, immancabile, noioso brusio che non ha sorgente, e che tuttavia proviene da ogni dove.
Quell'antipatica litania a cui le orecchie di un cittadino non fanno ormai più caso, e che annebbia i sensi di chi abituato non è.
Scendo le scale che portano al sottopasso verso i binari e vengo accostato da uno di quei ragazzi dall'aspetto tutt'altro che accattivante, occhi spenti e parole vagamente biascicate in bocca che inscena un teatrino visto ormai mille e mille volte: "Ciao scusa...mi hanno rubato tutto...hai qualche soldo così mi pago il biglietto per..." ...non ricordo nemmeno per dove, perchè dopo la prima occhiata indifferente che gli ho dato ho semplicemente proseguito il mio cammino verso l'ultimo binario distratto da miei altri pensieri, ignorando il fatto che per alcuni passi mi abbia seguito con la mano tesa.
Mi siedo sulla dura panchina in cemento al culmine delle scale verso il binario, e mentre sto per estrarre dalla mia messenger Eastpak l'immancabile Moleskine, ecco che con la coda dell'occhio noto nel sottopasso quello stesso giovane di prima fermare gente alla rinfusa, girovagando qui e lì.
Non ci presto molta attenzione, e torno alle mie faccende, non fosse che poco dopo rispunta nel sottopasso. E ancora. E ancora. Per minuti e minuti.A quel punto mi diventa un po' meno indifferente, a quel punto mi sembra di rivedere nel suo bizzarro peregrinare in quel limbo che è il sottopasso della stazione di Padova una triste ma ineffabile metafora della vita di molti di noi:
quanti hanno ancora un biglietto valido verso la destinazione che hanno sognato e che raggiungeranno di gran carriera e quanti invece si sono arenati in quel sottopasso, in un limbo di incertezze, indecisioni cercando l'aiuto di qualcuno per ritrovare la possibilità di concludere il viaggio desiderato?

quanti vi hanno dovuto rinunciare, perchè nessun aiuto è giunto, perchè non hanno trovato da soli le forze o perchè era troppo tardi?
Rabbrividisco.
Il rumore del cellulare causato dall'arrivo di un SMS riporta i miei pensieri al mio viaggio presente.
Sta ormai arrivando la motrice del treno.
E' davvero ora di tornare a casa.
Il rumore del cellulare causato dall'arrivo di un SMS riporta i miei pensieri al mio viaggio presente.
Sta ormai arrivando la motrice del treno.
E' davvero ora di tornare a casa.





















