Scrivo, e mentre scrivo la penna si rompe all'estremità macchiando ovunque d'inchiostro nero. Mentre cerco di ripulire il foglio, osservo le mie mani e mi accorgo che sono piene d'inchiostro. I polpastrelli e le falangi tutte ricoperte da macchie nere più o meno estese, che sporcano ogni cosa con cui entrano a contatto.
Mi rendo conto che non ricordo più l'ultima volta in cui ho avuto le mani sporche d'inchiostro.
Forse le elementari? No sicuramente dopo.
Allora il liceo? L'università? Quando?
E' una sensazione strana ritrovarsi le mani ricoperte d'inchiostro dopo tanto tempo. Non riesco a non pensare che...mi piace.E' come se il legame tra te ed il foglio, no anzi, tra te e le tue parole diventasse più intenso, più vivo, organico, una fusione fisica oltre che spirituale. E' come se...è come se...
E' come risentirsi per un momento Peter Pan.
Rivedo su quelle macchie i temi di un bambino delle elementari che: "No signora maestra io all'estero non ci sono mai stato!", ma che non avrebbe mai potuto dirlo e così, ricordandosi del racconto degli zii tornati dall'Irlanda, lo riscrisse nei caratteri in corsivo che malamente disegnava. Che frana nel disegno! Ma che fantasia...se devi interpretare l'"uomo spazzatura" alla recita come fai? E' semplice: prendi dei sacchi dell'immondizia, e tagliando e cucendo ne ottieni un vestito adatto. Tutto pur di arrivare a Caterina...ma lei è sempre stata un passo più avanti. L'amavo, come puoi solo amare la perfezione irraggiungibile, e la odiavo, perchè mai sono riuscito ad avvicinarmi al suo mondo. L'ispirazione di ogni giorno, la Musa che ogni giorno era e non era accanto a me, la strada per crescere fino a quelle ultime melodie al pianoforte in terza media.
Mentre sono in bagno, e strofinando le mani sulla saponetta cerco di togliere quelle macchie, ho 16 anni. Che schifo di Liceo, mai vista una struttura così fatiscente, diavolo i bagni non hanno nemmeno le porte. Finisco di pulire le mani, e chiudo il rubinetto arrugginito.
In corridoio non c'è nessuno, e la scuola sembra una cattedrale dove tra le campate emergono distanti e smorzate litanie dei professori.
Mi appoggio alla finestra, e guardo fuori, cioè dentro me stesso.
Mi sento come solo, isolato in uno sciame di stelle. Non capisco perchè, ma alcune lacrime mi rigano il viso. Mi asciugo le lacrime, e mi prometto che sarei diventato io quello irraggiungibile.

Senza pensarci più ritorno in classe, apro la porta e sono in una piccola stanza con svariati professori ad un tavolo, ed uno sgabello dall'altra parte. Ho 19 anni e sto cercando di farmi ammettere al Collegio che mi ospiterà per il prosieguo dell'Università. Soprattutto ho ancora le mani macchiate d'inchiostro.
"Abbiamo letto il suo tema sul viaggio. Ma lei è sicuro di aver scelto bene? Lei non dovrebbe fare ingegneria, dovrebbe fare lettere Santo Cielo!".
"Ingegneria è la mia sfida...", rispondo sorridente. Così lo raggiungi l'irraggiungibile, facendo di ogni cosa una sfida, scommettendo in ogni istante sulle tue capacità. La nuova città, la nuova distanza, le nuove persone di questo nuovo mondo, le nuove ragazze, la nuova vita. Come in palestra aggiungi pesi al bilanciere, io aggiungo difficoltà alla mia vità: sempre più in alto, sempre più ambiziosamente in alto. Per non essere isolato in uno sciame di stelle, ma per essere una stella.
"...e la politica è la mia passione", aggiungo. Per cambiare la società, per far si che nessuno debba più sentire quell'isolamento...ma non capirebbero. Nei loro sguardi intuisco che si, sono stato ammesso al Collegio, e salutando esco.
Fuori c'è un bel giardino attorniato da vitigni. E' ormai sera, una sera afosa, ed ho bisogno di prendere un po' d'aria. Sono i primi di giugno, e stiamo festeggiando la vittoria alle elezioni comunali...e che vittoria. Mentre guardo il sole arrossire il cielo, mi rendo conto che ho vinto l'ennesima sfida: il più giovane amministratore mai eletto in Provincia. Ripenso a come mamma e papà mi avessero detto nei mesi precedenti "Tu sbagli! Non ce la farai mai!".
"Hai visto mamma? Ce l'ho fatta. Ce l'ho fatta da solo".
Determinazione, tenacia, e una strafottuta voglia di cambiare il mondo. Giusto ieri avevo letto una frase: "Se pensi di essere troppo piccolo per influire nella vita degli altri, immaginati in una stanza con una zanzara".
Mi accendo una sigaretta e mi massaggio leggermente il collo. La strizzata di Marisa, ancorchè bella, fa soffrire le mie vertebre scassate pochi mesi fa contro l'asfalto, dopo esser stato investito da un'auto. Altra, ennesima, sfida vinta.
Guardo la sigaretta e..."cazzo, basta, basta davvero". La spengo a terra, e rientro dentro.
Pochi giorni prima di Pasqua, a Padova piove che è un piacere. Beatrice mi passa un asciugamano, perchè Valeria non c'è. "Non ci sarà più, e tu lo sai, perchè quando lei tornerà tu te ne sarai già andato".
"E' questo che significa essere irraggiungibili?" mi chiedo.
"Io ho avuto una possibilità, di diventare un angelo solo per te", sorride Lidia. E' un sorriso scritto a penna nelle memorie che mi ha lasciato, e che rimarranno con me. "Ho fede in te, credo in te, e sono così orgogliosa di te...ma abbi pazienza. Non essere sempre così duro con te stesso, la vita non ha il libretto d'istruzioni, e dobbiamo imparare a viverla a modo nostro. E smettila di essere così testardo o dovrò prenderti a calci in culo!!!".
Intanto i ricordi si accavallano, ed inizio a sentirmi sempre più stanco: allora mi appoggio alla porta chiudo gli occhi e...mi risveglio sopra il mio Moleskine aperto, con delle macchie d'inchiostro pure sul naso.
"Cazzo che sogno!" mi ritrovo a farfugliare stiracchiandomi.
Sul Moleskine le ultime parole che ho scritto leggo essere "...anche Peter Pan, a quanto pare, cresce".
Eppure, mentre mi sciacquo la faccia, e tolgo l'inchiostro dalle mani, continua a risuonarmi in testa una frase: "Ci sono persone felici e persone che cercano la felicità nel modo sbagliato".
E mi rendo conto che è proprio così: tutto si può celare, tranne la felicità.
Tutto, isolato in uno sciame di stelle.






















