mercoledì, 06 dicembre 2006
IKEA.οικία
IKEA. Ingvar Kamprad Elmtaryd Agunnaryd.
IKEA, a me piace pensarla come una di quelle storie da favola dei tempi moderni. Un ragazzino che gironzola per le strade del proprio quartiere della cittadina di Älmhult, in Svezia. Siamo nel 1943, quel ragazzino si chiama Ingvar Kamprad. E' un ragazzino tosto, capace a scuola anche se dislessico. Vende fiammiferi gironzolando con la sua bicicletta, a prezzo davvero basso. E nota che a quel prezzo ne vende molti, molti davvero.
Finchè a 17 anni, bravo com'è negli studi, il padre gli regala il primo mattone della sua compagnia: IKEA.
IKEA è un simbolo ormai nell'immaginario colletivo. Un simbolo che dice "casa" in ogni sua più piccola parte. IKEA, cioè Ingvar Kamprad (il suo fondatore, meglio il suo "CREATORE"). IKEA cioè Elmtaryd Agunnaryd, il paese natale del suo Creatore.
IKEA, cioè οικία, come i Greci chiamavano "CASA", ma non l'edificio. Casa davvero, là dove sei il Re di te stesso, dove sta il tuo Cuore.
IKEA. Porte automatiche, scale mobili, parcheggi per famiglie, e famiglie con passeggini, carrelli e carrellini. L'Entrata è come un confine tra due Stati, il vuoto fuori, il tutto dentro. Perchè dentro è IKEA, dentro è CASA.
Sembra davvero il paese di Babbo Natale, in versione mobilificio. Scivoli attraverso meravigliose disposizioni, tra salotti e salottini, cucine e sale da pranzo, bagni, camere e camerette. Un pò ti brillano gli occhi, e non capisci bene se è lo stupore del posto, i faretti puntati in ogni direzione, o un pizzico di inebriante felicità. E ti gira un poco la testa, guardando quella stoffa, posando gli occhi su quello scaffale, osservando la strana libreria, apprezzando il curioso pensile.
E, forse, senti davvero un formicolio di felicità. Ti par di ricordare quel giovane ragazzino che ha creato tutto questo, e leggendo il catalogo di sentirlo dire "Questo è un Mondo che ho creato perchè tu lo plasmi a modo tuo, secondo il tuo spirito e la tua volontà". Si si, lo senti quel formicolio, è come se qualcuno ti dicesse in modo meravigliosamente patinato "Ti offro una possibilità: potrai costruire davvero la tua CASA".
E guarda quanta gente! C'è tutto un mondo chiuso dentro qualche migliaio di metri quadri: single e coppie, famiglie e divorziati, etero e gay, sposati e amanti, credenti e atei, di sinistra e di destra.
C'è come un'intuizione, un senso, un significato.
C'è come una fame, una ricerca.
C'è voglia di casa. Casa davvero.
Ma poco dopo quelle luci si affievoliscono. La testa non gira più, e quelle facce, quella gente inizia a ingrigire, e molti li vedi sbuffare annoiati.
Quella copertina meravigliosamente patinata inizia a svanire come un sogno al sorgere dell'alba.

E tutt'attorno compaiono cartellini, e macchine, e standard. "Questo prodotto puoi ritirarlo al self-service mobili, scaffale 34, posto 15". E ti trovi attorniato da scatoloni meticolosamente inseriti nella corretta posizione, sposta un pacco e cade la costruzione. Allora inizi ad aprire gli occhi, e ti trovi in un gigantesco magazzino, circondato da cataste di merci dai nomi più bizzarri come "KONGSVIK", "TIDAHOLM", "FLYTTA"...e ti senti confuso e perso in una terra che non è più tua, mentre tutto si fa distante e sfocato...
...e ti senti sciocco e stupido. Ti senti l'ennesimo consumatore di un sogno che non è tuo, utente di un sogno usato, creato e gettato in pasto alla società. Ti senti un'ombra tra le ombre che popolano il magazzino, e senti il freddo che viene da fuori.
Fuori piove. Dentro piove. Quel confine che ti sembrava di aver visto all'entrata non c'è più, ti senti come la ciliegina su quella fetta di torta che è stata appena divorata, e ti trovi ancora perso come se fossi appena uscito da Casa, e quella porta non si apre più, e nessuno potrà aprirla per te. Nessuno. Perchè ormai sei l'ennesimo sottoprodotto di una grande catena nata più di 60 anni fa, schiavo del marketing e una cifra tra i segni "+" e "-" del bilancio. Quasi alla cassa, e sai che quella Casa non potrà mai essere tua, ma sarà solo la replica tra tante, e ti senti raggirato e truffato, come se quel sogno di individualità sparisse, e tu stesso rimani perso e piccolo come una copia tra tante.
Inscatolato. Ingabbiato. Vincolato nel tuo bel scaffale. Acquistato da qualcuno.
Una copia biologicamente impeccabile, nata da un'idea altrui.

Ma tu l'hai sentita Casa. Tu sai che c'è, ed è dentro di te, là dove nessuno sa guardare, dove nessuno può arrivare, più lontano da ogni cosa materiale e vivente. Casa puoi sentirla.
E allora butti le borse. Spingi lontano i carrelli. Butti la roba dagli scaffali.
E credi nel tuo sogno.
Credi nella TUA Casa.
PippoSan alle ore 18:58 | de domu, de societate
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